La parola alle sporzionatrici dell'appalto refezione

Questa è la precisazione e richiesta di rettifica inviata alle redazioni locali de Il Tirreno, Pisatoday e La Nazione che da settimane non pubblicano un rigo di quanto da noi scritto.

La replica è stata scritta per Sgb e per l'assemblea autogestita degli appalti dalle lavoratrici Elior. La pubblichiamo noi visto che molto probabilemente sarà ignorata dalla stampa locale

Spesso sembra che le sporzionatrici delle mense scolastiche non abbiano diritti per come sono trattate; in questo periodo, poi, a causa del Covid-19 è sorto un altro, enorme problema perché è da marzo che siamo a casa e l'ultimo stipendio avuto è quello di febbraio. La ns. ditta, infatti, ha ritenuto di non anticparci niente e noi stiamo aspettando il pagamento della cassa integrazione o del FIS, che non abbamo idea di quando arriverà.

Tornando al ns. lavoro, spesso si è portati  a pensare che si tratti di un servizio semplice e di poco conto, ma non è cosi. Ci occupiamo di dare i pasti ai bambini, verso i quali abbiamo grosse responsabilità nel gestire diete spesso importanti e nell'operare comunque comn il massimo dell'igenie e della sicurezza, con l'obbligo della sanificazione degli ambienti: per fare questo invece abbiamo tempi ridotti, ci troviamo spesso sotto organico e abbiamo obblighi burocratci di vario genere (come riempire moltissime schede che portano via tanto tempo). E spesso si aggiungono  contratempi non imputabili a noi (vedi traffico, consegna del cibo in orari non congrui ecc.).

Per contro, basta l'assenza di pochi bambini ed ecco che ci vengono tolte dell “ore” di lavoro, non considerando ad esempio la presenza delle maestre che sono comunque personale da servire e che non vengono, chissà perché, mai conteggiate nel totale delle presenze.

E' chiaro che tutto questo avviene in primo luogo per la necessità che le ditte appaltratrici hanno di ridurre al massimo i costi, avendo vinto l'appalto a ribasso. Un altro punto da affrontare e non meno importante è la sospensione estiva che questa caregoria ha, ossia tre mesi dove non viene percepito alcun stipendio (senza che vi sia la possibilità di ricorrere a sussidi di disocuppazione oppure di essere “chiamati” per lavori estivi); e ora si aggiunge l'incertezza  di un settembre che non sappiamo cosa ci riserverà.

Non vogliamo più essere invisibili.

Lavoratrici Elior

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