È il momento di liberarci di Giuseppe Conte!
riceviamo e pubblichiamo da Tiziano Tussi
Vedendo il nostro attuale Presidente del Consiglio dei ministri in televisione, oggi, al lavoro per altri Dpcm, soggetti a nulla per entrare in vigore; lavorare per altri provvedimenti che avranno impatto regolativo sulle nostre vite; al lavoro per relazioni con i maggiorenti del mondo; al lavoro per rapporti con il Papa, il Presidente della Repubblica, con i partiti italiani; al lavoro con interlocutori internazionali quali scienziati, economisti, in ambiti di ogni genere, mi è venuto improvvisamente alla mente, fulmine di pensiero, questo: è il momento di liberarci di Giuseppe Conte.
Gli uomini politici di partito, non importa quali siano, dovrebbero avere anche loro introiettato questo pensiero. Conte cosa ci sta ancora a fare lì? Se non si è d’accordo con lui oppure se lo si è, a chi lo si deve dire? a chi attribuire il merito di un qualche provvedimento o discorso? A lui, al signor Giuseppe Conte. Bene se ancora non si è capita tutta l’aberrazione di questa situazione è giunto il momento di capirla. Grazie per l’aiuto, ma ora togliti di torno! Non servi più, se mai veramente sei servito a qualcosa che permanga.
Un uomo di partito esprime un pensiero ricollocabile ad un campo politico in qualche modo chiaro. Si sa ancora cosa sia la destra e la sinistra, il centro e la negazione, l’indifferenziazione, verso qualsiasi distinzione possa esserci. Ogni posizione politica è un metro di paragone, di indirizzo. Possiamo discuterne i limiti e le elaborazioni, così come i punti fondamentali. Possiamo pure cercare di distruggerne la teoria e l’ideologia che stanno dietro alle parole di questo o quell’uomo (che vale naturalmente anche come per la donna) politico. Ma cosa possiamo fare nei confronti di Conte: essere o meno d’accordo con lui, che rappresenta solo lui stesso. A questo punto, in questa difficile situazione c’è bisogno del ritorno sulla scena sociale della politica pura. E dico anche, non importa quale sia il suo colore. Non è qui oggetto di discussione questo punto.
Il Paese, gli italiani, hanno bisogno di confrontarsi con una esistenza politica reale: con chi prendersela, chi appoggiare con tutti noi stessi, di chi disinteressarsi, se lo si vuole, se la punta della piramide politica è impersonificata da un pasquale qualsiasi. Certo avrebbe potuto essere un grande letterato, un importante filosofo o scienziato, un uomo di spettacolo, quanti ce ne sono in giro per il mondo, o un calciatore. Sarebbe stato sempre riduttivo in quel ruolo. Ma questo Conte qui è solo – non c’è disprezzo per la sua attività, che non interessa a nessuno - un avvocato. Non siamo nella situazione di critica culturale della nota poesia di Bertolt Brecht Domande di un lettore operaio, che voleva rivoltare la piramide umana e sociale. Un passaggio: In quali case/di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori? E un altro ancora: Anche nella favolosa/Atlantide/la notte che il mare li inghiottì, affogavano urlando/aiuto ai loro schiavi.1 Non è, la sua, una professione che lo mette in condizione immediata di svolgere ipso facto un’attività politica di così grande rilevanza. Ora, la fortuna si è accanita con lui, dandogli più di una mano.
Ora basta! Dovrebbe essere grato al fato di così insperato risultato di vita. Certamente non sarà lui a togliere la spina e ad andarsene da quel posto, da quel palazzo dal quale esercita il potere massimo in Italia. Ma i politici che gli stanno attorno sono così tanto orbi da non vedere che è l’ora di riprendere in mano la cosa pubblica.
Così, come sono capaci di farlo. E non sto certo dicendo che le loro capacità siano eccelse, ma un minimo di senso e/o di fiuto politico l’hanno ancora? Lo mettano, e presto all’opera, lo facciano uscire dallo stanzino buio dove l’hanno confinato. Non sto ora a dire se hanno fatto bene o male, ma lo tirino fuori. La dialettica politica, la normale dialettica politica ha bisogno di un riferimento politico per potere esistere, di più, per poter vivere. Un bel ringraziamento a Conte e finalmente sorga in Italia un governo politico della cosa pubblica. Ne abbiamo bisogno. Ora!
1 La poesia è famosissima. La trovi ad esempio in Bertolt Brecht, Poesie e canzoni, a cura di Ruth Leiser e Franco Fortini (che firma anche la prefazione), Einaudi, Torino, 1961, p. 92.n
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