Convegno su Industria 4.0. L'intervento di Adl Varese....


Stiamo vivendo un nuovo periodo storico che segnerà per sempre un cambiamento nella vita di tutti, sia in positivo sia in negativo, volenti o nolenti il cambiamento è inarrestabile.
Davanti a una frase del genere è meglio sedersi un attimo a riflettere, riflettere sul cambiamento in atto, sul periodo storico e sul fatto che sia inarrestabile.
Qualcuno la annuncia come la quarta rivoluzione industriale ma pare che sia una definizione, e decisione, che arriva dalla germania, su cui ha già messo la bandierina come sua proprietà, definizione che pare abbia già reso mansueti sia i cosiddetti padroni sia le parti sociali o, per meglio definirli, i sindacati maggiormente rappresentativi.
La quarta rivoluzione Industriale assomiglia molto alla sottomissione dell’industria europea al volere dei tedeschi, chi non si sottomette sarà escluso dal mercato, e il mercato, in Europa, lo sta controllando la germania.
La prima fase di questa rivoluzione industriale è fare in modo che venga accettata mentalmente da tutti, così anche noi, solo per il fatto di fare un dibattito, siamo inconsapevolmente corresponsabili di questa sudditanza psicologica.
Certo il nostro governo è già più che sottomesso al volere germanico visto che sta regalando centinaia di migliaia di euro a fondo perduto a tutte le aziende che non vogliono perdere il “treno”, così una bella fetta delle nostre tasse sta finendo nelle tasche degli imprenditori per la nuova tecnologia.
Ma cosa succederà poi? Perchè sono tutti in agitazione?
Semplice, perché la nuova tecnologia porterà a delle conseguenze per tutti noi:
secondo alcuni studi si creerà più occupazione per le nuove “sfide” tecnologiche, certo dovremmo preparare i futuri lavoratori all’utilizzo della nuova tecnologia;
per altri, invece, l’impatto sarà devastante con centinaia di migliaia di posti di lavoro persi;
dove sta la verità? Chi ha ragione? Secondo me entrambi:
dopo un primo periodo di crescita occupazionale per la costruzione e l’avviamento delle nuove macchine, ci sarà il crollo dei posti di lavoro per la sostituzione dei lavoratori con il controllo da remoto (la rete), che è il centro della nuova rivoluzione industriale.
Ogni sviluppo tecnologico comporta un miglioramento della vita di tutti ma ha come conseguenza la perdita di posti di lavoro.
Nella mia azienda 20 anni fa facevamo i disegni su carta lucida e ci mettevamo mesi, ogni errore era un dramma, poi andava copiato e archiviato. L’ufficio successivo aggiungeva i materiali, il peso, la lunghezza, gli ingombri, ecc.. Ogni ufficio aveva la sua funzione. Oggi, con le “stazioni di lavoro” computerizzate, possiamo fare più disegni contemporaneamente, con i materiali, le lunghezze, il peso, gli ingombri, il tutto in un decimo del tempo di una volta, tutte le attività successive alla mia non hanno più avuto un senso, compreso il centro stampa e l’archivio. Poi, anche il mio lavoro è diventato di basso contento tecnologico ed è stato assegnato ad aziende esterne, che costano meno, pagano gli errori che fanno ed hanno meno tutele sindacali.
Grazie a questo miglioramento tecnologico, la ditta ha avuto  una crescita produttiva da 50 elicotteri all’anno, fino a 270 elicotteri all’anno (2015), senza aumentare l’occupazione diretta. E dobbiamo ancora “applicare” la nuova tecnologia 4.0: dicono che non dovremmo più andare in ufficio ma faremo tutto il lavoro da casa e l’azienda non dovrà nemmeno avere il posto di lavoro “a norma di legge”.
Allora che si fa?
Una cosa è inconfutabile, che la ricchezza si sta spostando sempre di più verso pochi, mentre ci sono sempre più poveri. 
Quale dovrebbe essere il ruolo dello stato davanti a tale situazione?
Come minimo ridistribuire più equamente le risorse, come?
Facendo in modo che chi si sta arricchendo contribuisca al miglioramento della vita di chi viene “sfruttato”, siccome dubito che lo farebbe volontariamente, allora è necessario un vincolo normativo.
Poi ci sarebbe da risolvere il problema del lavoro, ma da dove si tira fuori un lavoro che non c’è?
Anche in questo caso ci dovrebbe pensare chi rappresenta tutti i cittadini e cioè lo stato e il governo, come? 
Attraverso le aziende statali e parastatali, la sanità, i servizi,  e, se serve, nazionalizzare le aziende, magari retribuendo il volontariato o il lavoro “domestico”, incentivare le attività che rispettano l’ambiente, valorizzare il territorio, il turismo, ecc...
In pratica possiamo essere vicini all’ultima possibile rivendicazione da fare come classe “sfruttata”, se non riusciamo a convincere  chi deve decidere, tra qualche anno non avremo più nemmeno la possibilità di rivendicare un diritto attraverso un rapporto di forza, perchè non avremo più una controparte…..

Fiorenzo C. RSU Leonardo

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