L’aberrante attacco di Draghi alla Russia e il riciclaggio dei neonazisti dell’Azov

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GRANDANGOLO

 

L’aberrante attacco di Draghi alla Russia

e il riciclaggio dei neonazisti dell’Azov

 

Nell’intervista a Rete 4 Mediaset, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha posto una serie di questioni della massima importanza per l’Italia e l’Europa. Nessuno però, nel mondo politico italiano ed europeo, le ha prese in considerazione. Il premier Draghi ha liquidato l’intervista con queste parole: “Parliamo di un paese, l’Italia, dove c’è libertà di espressione. Il ministro Lavrov appartiene a un paese dove non c’è libertà di espressione. Questo paese, l'Italia, permette di esprimere le proprie opinioni liberamente, anche quando sono palesemente false, aberranti. Quello che ha detto il ministro Lavrov è aberrante.” Il governo italiano conferma così non solo di aver trasformato l’Italia in paese belligerante, che si pone al quarto posto tra i fornitori di armi alle forze di Kiev, ma di cercare lo scontro a tutto campo con la Russia.


Questo in linea con quanto avviene in Europa e negli Stati Uniti, dove è in corso l’attacco a tutto ciò che è russo: mentre le squadre di calcio femminili russe vengono bandite dai campionati europei, l’Opera del Metropolitan a New York espelle la soprano russa Anna Netrebko, perché si rifiuta di condannare il suo governo.


Contemporaneamente la Rai invita a Porta a Porta “le mogli dei combattenti del battaglione Azov”, che viene presentato come un manipolo di eroici resistenti agli invasori russi. Alla campagna di riciclaggio dei neonazisti dell’Azov partecipano anche la 7 e le maggiori testate giornalistiche italiane. A dimostrare quale sia la vera natura del battaglione Azov, ora potenziato a livello di reggimento di forze speciali, è un servizio della rivista Time di appena un anno fa, prima che la stessa rivista voltasse pagina unendosi alla campagna internazionale di sostegno al regime di Kiev. Un servizio di Vittorio Rangeloni da Mariupol demolisce, attraverso le testimonianze degli stessi abitanti di Mariupol, l’immagine dell’Azov presentata dal mainstream italiano e occidentale.

 

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