Riflessioni interculturali per l'attuale genocidio a Gaza
Riflessioni
interculturali per l'attuale genocidio a Gaza
di LAURA TUSSI
La
relazione interculturale e l'Agenda Onu 2030 contro la guerra
Il genere umano possiede
risorse creative inesauribili nella possibilità di una nuova creazione di cittadinanza planetaria
e globale, attraverso l'educazione della trasmissione del passato, nel recupero
della memoria storica e, al contempo, apertura della mente per accogliere il
nuovo, il cambiamento, al centro della innovativa missione di una progressiva
progettualità interculturale, secondo gli obiettivi
dell'Agenda 2030 emanata dall'ONU.
Il
ripudio dell'Onu da parte dei poteri forti nell'attuale genocidio in atto a
Gaza
L'Onu è l'Organismo le
cui risoluzioni di pace sono attualmente respinte dai poteri forti soprattutto
nel conflitto in atto in Medio Oriente con il genocidio in corso a Gaza. E
ultimamente i rappresentanti Onu sono stati vittime dei bombardamenti e
massacrati e il Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres è stato
addirittura sbeffeggiato e maltrattato su una questione così cruciale come la
guerra contro i più fragili del pianeta, come i bambini di Gaza.
Nessun
popolo può arrogarsi il diritto di supremazia su altri popoli
Nessun popolo può
arrogarsi il diritto di una priorità cronologica e superiorità qualitativa,
perché ogni civiltà si costituisce su un terreno interculturale, ossia come la
risultante di interazioni transculturali, in quanto ogni cultura si è sempre
formata grazie alla complessiva intermediazione con altri saperi, valori, idee
e culture diverse e differenti da sé. Ogni specifica cultura non è univoca
ed unica, ma plurale, prodotta da una molteplicità dinamica di
differenziazioni, scambi, ibridazioni, commistioni, contaminazioni e
innesti.
Nell'
attuale guerra in Medio Oriente è disprezzata e calpestata la predisposizione
al dialogo interculturale
L'approccio
interculturale si propone come dialogo, ossia come semplice confronto tra
opinioni definite e consolidate, dove gli interlocutori sono disposti a mettere
in discussione tutti i loro presupposti, gli impliciti preconcetti e persino se
stessi.
La
globalizzazione e il neoliberismo e il pensiero unico veicolano disvalori fascisti
che impongono le guerre
La globalizzazione,
realizzando un unico orizzonte per una molteplicità di realtà locali, potrebbe
apparire come la migliore occasione per intendere la cultura a livello
interculturale. Al contrario, le tendenze che caratterizzano la globalizzazione
conducono all'azzeramento ed all'omologazione delle differenze e quindi
all'eliminazione della molteplicità che determina lo sviluppo di ogni singola
cultura.
I
migranti fuggono da guerre, terrorismo, disastri ambientali, manovre
economiche. Ma la fortezza Europa li respinge in nome del riarmo e dell'incremento
delle spese militari
La globalizzazione dei
mercati rischia di esasperare l'incidenza del fenomeno migratorio,
se non si attua un miglioramento generalizzato della condizione dei lavoratori
dei paesi del sud del mondo, costretti comunque ad emigrare alla ricerca di
condizioni di vita migliori. L'aumento del divario tra i paesi del nord e del
sud del mondo e le nuove condizioni di instabilità e di tensione tra i popoli
hanno visto pesantemente compromessa la possibilità di scambio e di dialogo tra
versioni culturali differenti, apparse irriducibilmente contrapposte per certi
aspetti.
L'educazione
alla pace è una visione e una pratica nonviolenta ad ampio raggio e con
distanze spazio-temporali
L'educazione alla pace interculturale
rappresenta il riconoscimento del valore della pari dignità e opportunità delle
diversità da promuovere, rispettare e valorizzare e per questo costringe a
ripensare le molteplici e quotidiane manifestazioni di razzismo, intolleranza,
incomprensione intersoggettiva tra individui, contro genti e minoranze, come il genocidio in
atto a Gaza, con persistenti azioni di discriminazione e violenza, con
squilibri evidenti tra gruppi sociali, tra le culture ricche e articolate e le
realtà del silenzio, depresse e dimenticate.
Il
pregiudizio e la retorica di regime imposti dal potere nell'attuale genocidio
in Medio Oriente
Oltre il muro del
pregiudizio, del limite della discriminazione, del confine intersoggettivo del
razzismo occorre costruire un pensiero transculturale che transiti oltre le
singole culture, con la sottoscrizione di intenti comuni e valori condivisi per
poter pensare e realizzare un progetto di coesistenza pacifica in cui
assicurare ai singoli, ai gruppi e ai popoli, i fondamentali diritti alla
libertà, alla creatività, alla conoscenza, al rispetto delle proprie differenze
di lingua, cultura e religione, per costruire un'autentica inter-trans-cultura,
fondata su un grande investimento pedagogico che coinvolga le varie istituzioni
educative nell'elaborazione di un progetto formativo finalizzato ad educare
nella differenza, al dialogo e al confronto interculturale.
Resistenza
e Nonviolenza creativa per la risoluzione dei conflitti
Un pensiero
inter-trans-culturale è capace di contrastare l'uniformità, l'omologazione, il
conformismo e la chiusura culturale, cause di massificazione, intolleranza e
assenza di progettualità per il futuro, e spesso di odio e violenza. L'intercultura
è un modo di essere del pensiero che si conquista a livello di conoscenza, di
comprensione e di interpretazione dell'alterità, nella pratica del pensiero
plurale, nella relazione creativa, al fine di apprendere e ragionare in forma
esplorativa e transitiva, esaltando la propria componente critica e creativa
che attiva la propria natura complessa e multiforme.
I
dogmi e gli stereotipi della propaganda guerrafondaia e violenta occidentale,
impostata sull'odio della differenza
L'intercultura è un
pensiero problematico capace di pensare la complessità e di muoversi
dialetticamente e dialogicamente tra i molteplici piani esistenziali e
culturali del reale, per educare metacognitivamente in maniera complessa,
trasversale, transcognitiva, sviluppando una conoscenza della conoscenza e
sapendo gestire i saperi e le informazioni del piano reale dell'esistenza, in
modo da confutare, a livello pratico e dialettico, pregiudizi, dogmi e
stereotipi, fonte di vari razzismi e discriminazioni
e guerre e conflitti e in genere violenza strutturale tra popoli.
Per
approfondire:
Pinto Minerva F., Intercultura, Laterza 2002
Laura Tussi e Fabrizio
Cracolici, Resistenza e Nonviolenza
creativa, Mimesis 2022
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