Analisi produttiva in Italia . Come cambia il paese....

Studia ma rimarrai sottopagato. Analisi produttiva quanto manchi in Italia
 
La costante esortazione dei nostri padri (parliamo per la generazione che naviga sopra i 50) era quella di studiare per acquisire quel titolo di studio che ci avrebbe, ipoteticamente, consentito di trovare un impiego dignitoso e remunerativo.Una vasta letteratura e anche qualche pellicola hanno alimentato il mito della scalata sociale.

La scala sociale in Italia è immobile, i figli degli operai continuano ad essere penalizzati, gran parte di loro ha ben poche possibilità di carriera e scalata.
Il titolo di studio era anche strumento per migliorare la propria condizione lavorativa, retributiva e sociale, fino ai primi anni ottanta un buon diplomato (con il massimo del punteggio) a Ragioneria aveva concrete possibilità di lavorare in Banca, un Geometra veniva chiamato negli studi privati, un perito dalle industrie, un diplomato nelle scuole professionali era chiamato come operaio specializzato dalle aziende le territorio.

Poi era implicito che i figli del popolo, cosi' li chiamavamo, frequentassero molto piu' le scuole tecniche dei licei e i liceali solo in parte riuscivano a completare gli studi universitari.
Scacando nella nostra memoria potremo ricordare i consigli dei genitori sulla opportunità di frequentare una scuola "seria" per conquistare (perchè conquista era pur sempre) il sospirato titolo di studio "con cui lavorare".
Ebbene, a distanza di 30 e piu' anni quel mondo non esiste piu', al posto dei Ragionieri con il massimo dei voti oggi si assumono laureati (laurea breve o lunga che sia), molte aziende del territorio non hanno piu'quella mole di lavoro che permetteva loro di assumere giovani appena usciti dalle scuole, al massimo ci sono gli stages gratuiti  previsti dalla alternanza scuola lavoro.
L'estate 2018 ha visto susseguirsi ricerche e analisi sul rapporto tra giovani e lavoro, i dati sono preoccupanti con 2,9 milioni di under 45  in meno al lavoro a fronte di piu' occupati  di età superiore ai 44 anni (piu 2,8 milioni). Diminuiscono soprattutto  i lavoratori tra i 25 e i 34 anni (-1,4 milioni), aumentano gli  over 54 anni ( 1,8 milioni) perchè si tratta di manodpera già specializzata espulsa in anni recenti dal mercato del lavoro ma già pronta per essere utilizzata senza spendere un euro in formazione.
La struttura occupazionale italiana è cambiata negli anni successivi alla crisi del 2008, sono stati necessari 10 anni prima di ritornare a quei livelli occupazionali. Ma in questo lasso di tempo la mobilità sociale si è anche fermata, le disuguaglianze economiche e sociali si sono acuite diventando macroscopiche nelle aree metropolitane  del Nord e in numerose province del Sud. Sono scomparsi un milione tra operai e artigiani ma allo stesso tempo nel settore terziario\logistico si sono creati piu' di 800 mila posti di lavoro.
Sempre in questo periodo i dipendenti part time sono cresciuti del 40%, ci vorranno anni e non rilevamenti statistici parziali per comprendere se il decreto dignità (che limita a 24 mesi il contratto a tempo determinato) ha impresso l'auspicata inversione di rotta.
L'Italia di oggi non è un paese per giovani che spesso e volentieri fuggono all'estero per trovare lavoro, siamo anche il paese del lavoro nero e dei bassi salari per i migranti e per le donne che continuano ad affrontare innumerevoli ostacoli per accedere al mercato del lavoro.
Fino a 34 anni i lavori sembrano spesso un miraggio, sono infatti crollati gli occupati nelle fasce di età tra i 15\24 e i 25\34 , gli abbandoni scolatici alle superiori sono in aumento (e cosi' nascono i giovani che non lavorano nè studiano), le immatricolazioni all'università sono crollate, il numero chiuso ha reso problematico e ultra selettivo l'accesso a diversi corsi di laurea, passare i testi di ammissione è spesso un terno a lotto e fonte di grande spesa per le famiglie (puoi passare il test per medicina a Pisa e trovarti a dovere studiare a Firenze o a Siena sapendo che ogni giorno solo il biglietto di andata e ritorno è di 16 euro)
Il blocco del turn over nella Pa (nel frattempo il Governo pensa a bloccare la prossima tornata contrattuale dopo la sigla dei contratti nel 2018 che arrivava 9 anni dopo il precedente) è stato fonte di iniquità e di lotta tra generazioni, eppure i servizi pubblici avrebbero avuto bisogno, e questa necessità si fa sempre piu' drammatica, di ricambi generazionali per impiegati che risultano i piu' vecchi d'Europa.
In questi 10 anni tanti italiani, soprattutto under 35, sono andati all'estero (molti di loro ad occupare posti che analogamente in Italia sono ad appannaggio dei migranti, del resto siano o non siamo un popolo di migranti verso il nord Europa?), l'occupazione per gli italiani  (i nuovi posti non arrivano a 280 mila) è cresciuta assai meno che per gli stranieri (piu' 604 mila posti), questi dati dimostrano una realtà a lungo taciuta ossia: i  posti di lavoro creati sono legati alla cura delle persone (ormai il welfare state fa acqua), o ai subappalti nei magazzini della logistica o a lavori umili nel settore della ristorazione.
La xenofobia e il razzismo sono alimentati dall'ignoranza, pochi conoscono le dinamiche del mercato del lavoro, le dinamiche dei bassi salari hanno caratterizzato l'offerta occupazionale come dimostra anche l'aumento dei part time rispetto ai full time, l'impiego delle donne in attività meno remunerative e con contratti precari, una offerta di posti destinata a personale con bassa qualifica (soprattutto trai giovani) o in altri casi con la richiesta di quelle competenze e specializzazioni che difficilmente i piu' giovani possono avere conseguito in un mercato del lavoro asfittico e con un sistema formativo, scolastico e non, alquanto carente.

Per confutare i luoghi comuni  bisogna dotarsi di strumenti di analisi, per questo è assai utile leggere una inchiesta dell'Osservatorio dei consulenti del lavoro (scaricabile on line al seguente indirizzo http://www.consulentidellavoro.it/files/PDF/2018/Festival/Come_cambia_lavoro_2008_2017.pdf). Dubitiamo che le organizzazioni sindacali abbiano riflettuto su questi dati rivendendo anche le loro stesse politiche in materia di contratti. Esistono settori dove ormai la logica del basso costo della manodopera la fa da padrona, gli scarsi investimenti nella formazione, nella istruzione, nella ricerca non sono solo slogans ma fotografano un paese involuto e in crisi economica , socialmente immobile e con rigurgiti razzisti crescenti. Quel razzismo contro i migranti in parte figlio anche del vecchio razzismo verso i Meriodionali che continuano a subire le conseguenze di politiche sbagliate con una crisi che si è manifestata con maggiore forza nele Regioni del Sud.

Ripartiamo allora dalla analisi del mercato del lavoro e della struttura occupazionale per poi rivedere le dinamiche salariali e contrattuali nonchè le stesse modalità con le quali da anni si fa sindacato e lotta politica . Il nesso tra la teoria e la prassi induce a cambiare passo se non vogliamo ritrovarci emarginati e incapaci anche di comprendere quanto si muove attorno a noi

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