La morsa del debito

Il debito sta ormai affossando la cosiddetta Eurozona e i parametri di Maastricht non rappresenteranno piu’ la Bibbia e saranno presumibilmente ritoccati per tenere in piedi la baracca dell’Euro. Uno scenario possibile dopo la diffusione dei dati di Eurostat che parla del debito pubblico ben oltre il 60% del Pil per 13 dei 19 paesi UE.

Tra i sorvegliati speciali anche l’Italia il cui debito difficilmente sarà colmabile dalla manovrina da 3,4 miliardi che oltre a nascondere la ripresa inesistente potrebbe essere giudicata dall’Europa inadatta a contenere il debito pubblico.

Ormai è palese che i paesi europei paghino interessi sempre piu’ grossi ma nonostante tagli allo stato sociale e sacrifici per le classi sociali meno abbienti non ci sia via di uscita. Oltre all’Italia abbiamo la Grecia con quel “programma di salvataggio Ue” che determina ulteriori interessi da pagare per le già traballanti sorte del paese Mediterraneo.

Il debito pubblico in Grecia, rispetto al Pil è del 179% del Pil,  in Italia del 132,6%, in Portogallo del 130,4%. , in Spagna  si è fermato al 99,4%, in Francia al 96%.

Ma nella morsa del debito sono piombati anche paesi come Belgio, Austria, Finlandia, Olanda, Slovenia, Irlanda , perfino in Germania, dove il debito è pari al 68,3% del Pil, il debito pubblico ha iniziato a salire oltre i parametri di Maastricht
Riportare il debito al di sotto della soglia prevista determinerà programmi lacrime e sangue, tagli draconiani allo stato sociale, peccato che nel frattempo le spese militari degli stessi paesi siano in continuo aumento anche perché la crescita è assai piu’ contenuta delle previsioni e perché gli interessi sui crediti vanno pagati puntualmente.
Pochi ricordano che è stata proprio la Ue  a chiedere una ulteriore manovra economica per Primavera per ridurre il deficit strutturale e continuare a pagare gli interessi sul debito nel silenzio assoluto.

E se poi, come crediamo, questa manovrina non sarà sufficiente è già pronta l'ennesima spending review, la revisione delle spese con i tagli nella pubblica ammininistrazione.

Si dice che proprio il debito aumentando determinerebbe la crescita dell’inflazione indebolendo il potere di acquisto di salari e pensioni ma la realtà è ben altra; sono invece i mancati rinnovi dei contratti, le pensioni rimaste al palo a non consentire la ripresa dei consumi, la speculazione finanziaria ha distolto capitali dalla produzione di nuove tecnologie e al rischio di impresa ormai si preferisce scaricare ogni onere sui lavoratori e sulle lavoratrici.

Indirizzare capitali alla speculazione finanziaria è sovente piu' conveniente che investire nella produzione industriale.

Ed è proprio dalla urgenza di costruire una resistenza ai processi in atto che dobbiamo ripartire perché le prossime settimane, passata la ubriacatura delle Primarie, saranno utili a comprendere anche il livello dell'attacco che Governo e Padroni sferreranno contro i lavoratori e le lavoratrici.

per ulteriori approfondimenti rinviamo a

http://www.controlacrisi.org/notizia/Lavoro/2017/4/30/49339-la-cosiddetta-ripresina-e-drogata-lor-signori-non-sono/

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