La Nato e il terrorismo

La Nato in prima fila nella lotta al terrorismo? Verrebbe da ridere se la questione non fosse di inaudita gravità perchè abbiamo ancora in mente le immagini delle devastazioni causate dai bombardamenti della Nato nel mondo

Ora, con la visita di Trump in Italia e il summit a Taorrmina, torna in auge la questione terrorismo
"a difesa delle nostre società aperte". Società aperte è un eufemismo perchè i flussi dei migranti sono fermati in mar Mediterraneo, le società aperte sono in realtà chiuse e le nuove legislazioni, come la Legge Minniti, vanno a colpire gli ultimi. La guerra e la devastazione nel sud del Mondo, la ricerca di una forza di lavoro da sfruttare ai massimi livelli, sono queste le leve della immigrazione e le società occidentali che la guerra alimentano vendendo armi e depredando le economie locali.

La Nato in questi anni non ha combattuto lo Stato Islamico come avrebbe potuto e dovuto, anzi è sembrata piu' interessata a intromettersi nelle dinamiche nazionali come in Siria e Libia.

All'ordine del giorno alcune questioni, come la condivisione dei costi tra i Paesi membri, Trump viene in Italia per battere cassa esigendo l'aumento delle spese militari nei paesi Ue e maggiore sostegno economico alla Alleanza Atlantica dai patners europei.

Nel 2014, sono riprese le spese militari che dovrebbero arrivare nell'anno al 2% del Pil, insomma la posta in gioco è quindi un'altra ossia rivedere i rapporti tra i paesi membri facendo pagare di piu' all'Ue e allo stesso tempo non disturbare il manovratore Trump a cui preme salvaguardare equilibri regionali come quelli che vedono Arabia Saudita e Turchia protagonisti alquanto controversi.

Insomma lotta al terrorismo a parole, nei fatti equilibrismi per salvaguardare interessi nevralgici tacendo sui diritti umani, su leggi liberticide e sulla sospensione della demoocrazia in numerosi paesi ritenuti nevralgici, ammesso che democrazia ci sia mai stata. La strategia della Nato è dunque servita

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