Sospeso lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi:Ma Israele rispetterà l'accordo?


Dopo  40 giorni i prigionieri palestinesi sospendono lo sciopero della fame: Ripristinati alcuni diritti per i detenuti. La lotta ha pagato

Nella notte  tra il 26 e il 27 Maggio abbiamo avuto notizia della interruzione dello sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi. Lo sciopero che ha coinvolto centinaia di uomini e donne, si è concluso perché i detenuti hanno ottenuto il riconoscimento di basilari diritti come il miglioramento dell’assistenza sanitaria, la fine dell’isolamento, accesso al sistema educativo, la possibilità di ricevere almeno due visite al mese dei familiari, installazione di telefoni pubblici nelle prigioni, accesso agli apparecchi televisivi installati nelle celle ad un maggior numero di canali in modo da tenersi informati su quanto accade fuori dai penitenziari. (notizie tratte dalle agenzie di stampa palestinesi).

Il governo israeliano , per settimane , si era opposto ad ogni accordo ma il ricovero di 18 detenuti per l'aggravarsi delle condizioni di salute, gli scioperi e le mobilitazioni nelle città e nei villaggi, la solidarietà internazionale hanno aiutato la lotta intrapresa dai prigionieri

Le condizioni di vita nelle carceri israeliane sono disumane, la tortura si manifesta in tante forme con innumerevoli privazioni, con l'isolamento. La lotta intrapresa e lo sciopero della fame ha avuto eco internazionale, ha creato problemi al Governo di Israele costringendolo a un accordo che restituisce almeno parte dei diritti civili  ai detenuti.

In queste settimane il governo di Israele le ha tentate di tutte per tappare la bocca ai palestinesi, decine di arresti arbitrari, manifestazioni represse nel sangue, irruzione dell'esercito in molti campi profughi, abbattimento delle case di attivisti e solidali, deportazione dei familiari di quei detenuti ritenuti a capo dello sciopero della fame.
E' di pochi giorni fa la irruzione in alcuni campi con arresti di massa, di pochi giorni fa l'intervento terroristico delle motovedette della Marina israeliana contro i pescatori palestinei.
Non è detto che il governo di Israele rispetti i diritti dei prigionieri, del resto se cio' accadesse non sarebbe certo la prima volta.

Ma la lotta dei prigionieri e del popolo palestinese non finisce qui, continua contro le carcerazioni speciali,  contro la detenzione amministrativa (in base ai rapporti dei servizi segreti di Israele, rapporti non utilizzabili in fase processuale e quindi arresti senza prove con ampio ricorso alla carcerazione preventiva per oltre 6 mesi con la scusa di dovere difendere la sicurezza nazionale), contro  gli arresti arbitrari, contro le colonie sioniste che sorgono con l'aiuto dell'esercito al posto dei villaggi palestinesi.

Continuiamo a mobilitarci fino a quando non sarà restituito il diritto alla autodeterminazione del popolo palestinese per liberare il popolo dall'occupazione militare e dalle violenze arbitrarie che ogni giorno calpestano diritti e dignità condannando i palestinesi a vivere in un regime che nulla ha da invidiare all'apartheid del Sud Africa.







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