Prove di normalizzazione e controllo sociale? A proposito del regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani

Questo è quanto abbiamo scritto alla commissione incaricata di redigere il resto finale del Regolamento

delegati e lavoratori indipendenti




La bozza di regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione meriterebbe un confronto pubblico non solo limitato agli ambiti istituzionali, un confronto finalizzato a coinvolgere anche le tante realtà e associazioni che operano sul territorio senza mai avere avuto una interlocuzione istituzionale.

Definire oggi una associazione non è cosa semplice perché sul territorio pisano operano innumerevoli realtà su tematiche assai variegate. Probabilmente manca una anagrafe delle associazioni, delle realtà sindacali, politiche e sociali che costituiscono elemento di democrazia e arricchimento individuale e collettivo,  oltre a coinvolgere centinaia\migliaia di uomini e donne residenti o domiciliati nel comune di Pisa,  città dove la presenza di studenti rappresenta un arricchimento e non un fenomeno da occultare.

Che l'amministrazione comunale voglia procedere verso un patto di collaborazione finalizzato alla cura e rigenerazione dei beni comuni urbani è un segnale positivo ma prima dobbiamo intenderci su cosa intendiamo per bene comune.

Sicuramente, le migliaia di edifici privati e pubblici sfitti rappresentano una contraddizione in una città nella quale si continua ad affrontare il problema con la dicotomia legale e illegale. Questa dicotomia sfugge ad una contraddizione occultata dall'Amministrazione: la tolleranza zero si manifesta spesso rispetto alle classi sociali meno abbienti, rispetto ai giovani ma non rispetto agli imprenditori che nel corso degli anni hanno beneficiato di aiuti (di vario tipo) delocalizzando poi le produzioni o dimenticandosi di pagare le tasse locali.

L'Amministrazione comunale dovrebbe essere da esempio nella cura e nel recupero del patrimonio pubblico ma sovente cio' non accade e molti spazi, per decenni, sono stati lasciati nell'incuria per non parlare poi dei piani di alienazioni di immobili mai realizzati.

Quando i cittadini si fanno promotori di progettualità, dal parco di Mau al parco di Cisanello, dalla Limonaia alla Mattonaia occupate senza dimenticare  le aree degradate del Lungarno o la struttura di via Garibaldi, trovano sovente ostacoli burocratici insormontabili e tempi di realizzazione lunghissimi.

In città non ha mai avuto spazio la cultura e la pratica dell'autorecupero di spazi e di case, una pratica che in molte città ha permesso il recupero e  la valorizzazione della iniziativa individuale e collettiva a fini sociali ed abitativi.

L'autorecupero, che vale per le case come per gli spazi, non rientra nella dicotomia legale ed illegale anzi dimostra che questa dicotomia non serve.

Un censimento degli spazi e delle case abbandonate dovrebbe essere di grande aiuto sempre che si voglia affrontare il disagio sociale e non criminalizzarlo, anzi siamo convinti che con l'autorecupero si potrebbero costruire ponti di confronto e collaborazione con realtà che in questi anni sono state ben lontane dall'agire istituzionale.

Il regolamento sembra rivolgersi ai singoli cittadini piu' che alle realtà sociali e collettive, per esempio un riferimento ai singoli potrebbe essere utile allargando la esperienza degli orti urbani o delle case abbandonate o per la messa a norma delle quali mancano fondi, serve a poco quando parliamo di spazi grandi destinati ad attività sociali e collettive.

Il patto di collaborazione che il Comune vuole costruire non  scaturisce da una visione reale della città e delle sue contraddizioni, se cosi' fosse si cercherebbe di affrontare i nodi reali senza rinchiuderli in regole spesso astratte ad uso e consumo degli amministratori.

Non si previene il disagio e le contraddizioni sociali costruendo regole astratte, le regole devono scaturire dal confronto, dallo scontro e dalla comune ricerca di decisioni condivise, magari anche dopo lungo e aspro confronto.

Vogliamo essere ancora piu' chiari: a cosa serve un Regolamento? Serve a stabilire delle regole di buon funzionamento nell'interesse collettivo ma alla base di ogni ragionamento dovrebbe esserci anche una effettiva disponibilità degli Enti pubblici individuando con la cittadinanza gli spazi  gestibili collettivamente nel rispetto di alcuni principi che non possono essere quelli di dispensare il Pubblico dall'investire in ambito sociale.

Veniamo da mesi nei quali il lavoro gratuito si è diffuso anche all'ombra della gestione dei beni comuni, pensiamo che un ente pubblico dovrebbe corrispondere sempre adeguati compensi ad attività lavorative rimandando al mittente la Legge Minniti e rifiutando la cultura della promessa. Diversamente , il Comune di Pisa ha costruito con il terzo settore un sempre piu' diffuso utilizzo del lavoro gratuito e cio' rappresenta un elemento di aperto dissenso e di opposizione.

L'autorecupero, la gestione condivisa di spazi e quelli che vengono definiti interventi di rigenerazione debbono partire dal corpo vivo delle realtà sociali senza cadere nella contraddizione di costruire regole ad uso e consumo del lavoro gratuito e di meccanismi di impoverimento delle professionalità e dei salari. La individuazione degli immobili, degli spazi verdi demaniali deve avvenire con il diretto coinvolgimento della città, non rappresentare un elenco deciso a tavolino dagli amministratori senza un effettivo confronto.

Potremmo anche pensare a coinvolgere sponsors e finanziamenti europei per il recupero degli spazi e dei beni a fini sociali, ci piacerebbe capire se tutte le opportunità offerte a livello comunitario, anche nell'ottica di promuovere una sana imprenditoria dal basso, siano state veramente prese in considerazione.

Siamo anche certi che l'autorecupero possa dare vita a sconti di vario genere, a bonus offerti nell'ottica di un impegno diretto delle istituzioni locali . Bisogna partire dal presupposto che le realtà sociali possano anche rappresentare un fattore di contraddizione e di radicale opposizione alle politiche intraprese da una Giunta, ma alla base di tutto dovrebbe esserci la convinzione che ogni collaborazione proficua scaturisce dal confronto reale sempre che non si voglia cedere alla cultura della Legge Minniti e alla criminalizzazione del disagio sociale



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