Le Liberalizzazioni? hanno bisogno del protezionismo statale

Non è del resto una novit° che i fautori del liberismo e del libero mercato vogliano piena libertà di licenziare ma allo stesso tempo invocano gli ammortizzatori sociali dello stato

E' in corso un dibattito sul quotidiano di Confindustria, Il Sole 24 ore, sull'euro e sulle riforme

In Parlamento è in discussione la prima legge annuale per la concorrenza, il Governo Gentiloni accelera ogni qual volta i padroni chiedono iter brevi per approvare leggi che stanno loro a cuore.

Ma in particolare sta continuando quel processo di smantellamento del diritto del lavoro e della stessa Costituzione insieme alla approvazione di leggi liberticide (la Minniti)

L’obiettivo dei padroni è dimostrare che la sconfitta al referendum del 4 dicembre è stato solo un incidente di percorso (lo scrivono, non siamo noi ad interpretare le loro parole), prosegue insomma il cammino verso lo smantellamento del welfare, le privatizzazioni e la innovazione senza cui non puo' esserci crescita.

Ma il concetto di innovazione merita particolare cura analitica. Per riprendere Marx, in Italia bisogna spezzare ogni forma di servitu', per esempio quella che lega la rappresentanza politica e numerosi corpi intermedi alla supremazia dell'impresa e del dio mercato. Le riforme istituzionali, la cancellazione del diritto del lavoro partono da qui e qui terminano.

I padroni sanno bene di dovere piegare alla sudditanza ogni forma di devianza sociale, sindacale, culturale, per farlo hanno bisogno di nascondersi dietro alcuni stereotipi ripetuti in ogni ambito, dall'asilo nido ai centri per anziani e il primo stereotipo è quello della concorrenza e l'idea che la competizione sia centrale per innovare e rilanciare non solo le imprese ma l'intera società.

Lo raccontano ormai anche agli stagisti, agli studenti impegnati nella alternanza scuola e lavoro, agli impiegati del pubblico impiego per i quali la peformance è solo strumento di divisione, di diseguale e iniqua distribuzione del loro salario

Chi rifiuta quindi la cultura della competizione e della libera concorrenza diventa nemico del progresso, del mercato, della crescita e della innovazione.

Ma dietro a questo colossale imbroglio ideologico cosa si cela? Privatizzazioni, riduzioni salariali, pensioni da fame, accaparramento dei beni comuni per trarne, a vantaggio di pochi, enormi profitti

La legge in Parlamento serve quindi per lanciare la volata a nuove politiche liberiste, si contesta il protezionismo e il populismo (ormai ad appannaggio delle destre visto che una variante di sinistra del populismo è avversata anche da chi predica il conflitto sociale) , si critica la destra che vuole chiudere le frontiere e i mercati solo perchè i padroni pensano ai migranti come forza lavoro da selezionare e sfruttare ai massimi livelli(e allo stesso tempo promuovendo pacchetti legislativi che distruggono il diritto di asilo e di accoglienza), per creare una assurda guerra tra poveri finalizzata solo a ridurre ulteriormente il potere di acquisto salariale.

I padroni da tempo chiedono lo smantellamento del welfare, anzi chiedono una transizione verso un mondo nuovo che poi è solo un mondo dove il diritto alla salute, alla istruzione, ad una vita dignitosa diventa incompatibile con gli interessi di mercato

Gli stessi signori non a caso sono fautori delle privatizzazioni, puntano decisamente ad allargare le liberalizzazioni e la concorrenza ovviamente senza rinunciare ad aiuti di stato visto che le loro politiche puntano direttamente ad un obiettivo: far pagare alla collettività i costi delle loro politiche e accrescere i profitti per pochi. Ovviamente in nome della concorrenza, del mercato e di quel progresso che ormai è sinonimo di sfruttamento

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