Ostacoli insormontabili per i contratti del pubblico impiego?

Sono trascorsi pochi giorni dalla approvazione dei decreti Madia e in giro ben pochi ne analizzano i contenuti da un punto di vista critico.

La messianica attesa della direttiva della Funzione pubblica all’Aran indica l'attendismo e la paralisi che contraddistingue i sindacati cosiddetti rappresentativi. Si tace sui contenuti nefasti ( rimandiamo a quanto scritto nel nostro blog) dei decreti pensao che la direttiva ministeriale sia la panacea di tutti i mali: Ma la strada che porta ai contratti è ripida e piena di insidie. Vogliamo entrare nei particolari?

Le risorse
Non ci sono i soldi per arrivate agli 85 euro media di aumenti , servono altri 1,2 miliardi per il contratto degli statali e altrettanti  per  regioni, sanità ed enti locali.. Arriveranno questi soldi? Non primna di autunno quando il Governo discuterà della Manovra economica di fine anno , corriamo comunque il rischio che i soldi dei contratti siano a discapito della stabilizzazione dei precari o siano a detrimento del fondo sanitario e dei bilanci locali. Insomma far quadrare i conti non sarà facile, qualcosa dovremmo capirlo già  nelle prossime settimane.

Due conti no?
  Sono quasi nove gli anni di blocco contrattuale ma ci sono anche nodi normativi da sciogliere e di non poco conto come attuare il meccanismo di valutazione per non parlare poi della riduzione da 11 a 4 comparti che non poche insidie presenta al momento della firma dei prossimi contratti . Ad oggi i finanziamenti  delle ultime due manovre  economiche permetterebbero aumento di 10 euro nel 2016 e 40 euro o ancora meno nel 2017, insomma dopo 8 anni e mezzo il Governo se la caverebbe con meno di 50 euro. Quanto invece abbiamo perso nel frattempo? Tra 8000 e 9000 euro  (ma in realtà sono molti di più) e i dati non sono nostri. Pensate sia possibile recuperare anche una minima parte del potere di acquisto con gli attuali stanziamenti? Risposta negativa.

 C'è poi un altro nodo, non secondario, ossia come erogare questi aumenti perchè da quanto detto al Ministero gli aumenti dovrebbero andare intanto ai redditi piu' bassi ma per fare cio' bisogna fare un accordo con Regioni ed enti locali. Ma la perdita del potere di acquisto riguarda tutti\e, possiamo capire che i dirigenti possano stare fermi ma un reddito sotto 25 mila euro non è un reddito da fame? E un reddito di 27\8 mila eura è un reddito privilegiato da ipotizzare il non stanziamento degli aumenti contrattuali? Mancano i soldi e allora al Governo si imprvvisano paladini dei poveri, gli stessi che hanno affamato con le politiche di austerità.

I nuovi comparti
Sopra parlavamo di 4 comparti, ebbene come si pensa di mettere insieme scuola, università e personale tecnico amministrativo di atenei e scuole di eccellenza? Stesso discorso per la Pa centrale, tra ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici,  uniformare i salari  con le tabelle relative agli accorpamenti non determinerà per molti perdite economiche?

I dubbi sono tanti perchè la materia è talmente complessa da presentare innumerevoli insidie. La scelta di non entrare nel merito delle questioni giocherà un brutto scherzo ai sindacati e molti lavoratori si ritroveranno con amare sorprese in busta paga e anche relativamente alle loro professionalità. Ma se ne accorgeranno troppo tardi, il quieto vivere e la paura hanno paralizzato il dipendente pubblico che ha scelto di delegare ogni decisione ai sindacati che lo stanno mandando in miseria.

un volantone di approfondimento
http://www.sindacatosgb.it/pubblico-impiego/480-pubblico-impiego-su-la-testa-un-contratto-da-ricostruire

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