Situazione economica a Volterra: i motivi di preoccupazione sono tanti, anzi troppi
A margine del dibattito sui Referendum tenutosi in un Circolo Arci di Volterra abbiamo provato a riflettere sulla situazione economica del nostro territorio.
- Gli appalti costituiscono un problema non solo nel privato ma anche nel pubblico. Anni di tagli alla finanza locale e di norme restrittive in materia di spese di personale costringono i comuni a gestire in appalto o esternalizzare in altra forma molti servizi pubblici. Tuttavia, e secondo la teoria economica prevalente, i costi di negoziazione, stipula e controllo dei contratti (tipici dell'outsourcing) spesso superano i vantaggi iniziali, specialmente in servizi complessi o ad alto impatto sociale. E la cosiddetta convenienza dei processi di esternalizzazione si poggia interamente sui contratti sfavorevoli applicati al personale con una paga oraria inferiore a quella pubblica. Una delle conseguenze immediate delle regole di austerità promosse dalla Ue ha determinato il sorgere di appalti e subappalti nei quali la forza lavoro opera con minore salario, riduzione sostanziale di diritti e ad ogni gara rischia di perdere ore contrattuali che ridurranno ulteriormente le buste paga e i contributi previdenziali. Questa situazione sta bene tanto al centro destra quanto al centro sinistra, non ci sono segnali di rottura ma di continuità ogni qual volta si parla di appalti si finisce a discutere della riduzione dei costi del personale.
- Vi sono servizi comunali, per esempio, in cui dipendenti pubblici e dipendenti delle imprese affidatarie lavorano fianco a fianco, svolgendo lavori identici ma con retribuzioni assai diverse. Ed è ormai acclarato che il contratto di riferimento negli appalti è quello part time e in tante situazioni i dipendenti con contratti full time non ci sono.
E di conseguenza abbiamo non solo il risparmio dei costi sulla pelle della forza lavoro ma anche il deteriorarsi delle stesse condizioni di lavoro. In alcuni settori la
sicurezza è trascurata (deve intervenire la committenza o l'appaltatore?) e i lavoratori, non potendo rivolgersi alla committenza, si
rivolgono all'appaltatore, alle dipendenze del quale si trovano, che a sua volta attende poi soluzioni dal committente. Questa sorta di continuo rinvio delle decisioni non aiuta la soluzione dei problemi.
A nostro avviso esiste un problema reale per quanto riguarda l'offerta cultura e turistica a Volterra. Noi troviamo errata la chiusura dei musei a pranzo come se l'offerta culturale fosse in subordine a quella dei ristoranti, come se a pranzo, in controtendenza a quanto accade in ogni città culturale, tutto si dovesse fermare specie in posti dove i turisti restano per poche ore e non stazionano per più giorni come avviene a Firenze (e assai meno a Pisa o a Siena).
E poi a primavera inoltrata dovremmo avere un fitto calendario di eventi da qui ad Ottobre mettendo insieme cultura e turismo, valorizzando i musei all'interno del nostro territorio, diversificando a seconda dei periodi dell'anno anche l'offerta di eventi.
Possiamo sbagliare ma siamo convinti che programmazione e progettazione culturale abbiano bisogno di uno sforzo diverso, e maggiore, di quello del passato, di adeguata pubblicità, di interazione stretta con gli operatori turistici, di una offerta continua e costantemente rinnovata, di offrirsi anche come città per piccoli eventi congressuali in accordo con la Regione Toscana.
Per quanto riguarda il comparto della sanità sappiamo tutti
che la corsa al risparmio l'ha depotenziata e avviata verso la privatizzazione
di molte prestazioni, in difformità al dettato costituzionale che prevede cure
adeguate e gratuite per tutti. In alcuni servizi il personale è
insufficiente e stenta a reggere l'urto
di una domanda elevata, in considerazione anche dell'età media della
popolazione della zona.
Crediamo opportuno e indispensabile potenziare le strutture socio sanitarie, a partire da quello che un tempo era il “fiore all'occhiello” ossia il comparto riabilitativo, oggi gestito con criteri semi privatistici.
Le scelte errate, a partire dalla spending review , si sono dimostrate errate, i tempi del covid hanno palesato la inadeguatezza della sanità volterrana, scelte regionali sbagliate che avremmo dovuto rimettere in discussione perchè la sanità si basi su tre interventi integrati: prevenzione, cura e riabilitazione. La prevenzione è stata fortemente depotenziata e la riabilitazione in buona parte rimessa a soggetti privati.
Le privatizzazioni hanno determinato peggioramenti anche nel
comparto industriale. Si sono regalate risorse e svenduto l'ambiente a
multinazionali, quali la Solvay, con ritorni occupazionali irrisori, e
privatizzate imprese statali nel comparto chimico, elettrico e minerario,
riducendo le possibilità delle istituzioni locali di interloquire con queste
imprese.
Un discorso a parte merita la metalmeccanica Smith. Diversi anni fa, adducendo la motivazione di insufficienti sbocchi di mercato, licenziarono quasi la metà del personale che aveva acquisito diritti e che godeva di buone tutele. Ma subito dopo il personale mancante venne sostituito con forza lavoro più giovane che aveva meno diritti e paghe più basse. Oggi apprendiamo di una situazione di nuova critica e una assai probabile riduzione di personale. Non vorremmo ritrovarci a un cambio di dipendenti per precarizzare ulteriormente la forza lavoro impiegata
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