Reddito di cittadinanza e occupazione:binomio impossibile?

Il reddito di cittadinanza puo' andare d'accordo con l'occupazione? Stando ai numeri pubblicati, chi percepisce il reddito ha poche opportunità di trovare lavoro tanto che non esiste ancora il portale  di Anpal che  avrebbe dovuto predisporre una sorta di nesso tra domande e offerte di lavoro. Gli stessi beneficiari del reddito dovrebbero avere diritto anche all'incentivo fiscale  ma mancano i moduli.

Alla luce di queste informazioni possiamo dire che se l'obiettivo del Reddito, se era quello di favorire nuova occupazione,  non puo' dirsi raggiunto e su quasi 4000 redditi ci sono meno di 450 offerte di posti, sui 700mila percettori del Rdc che possono definirsi occupabili sono solo poche migliaia di posti effettivamente offerti dalle imprese.  E stando sempre ai numeri le offerte di lavoro sono rivolte urbi et orbi e non solo a chi beneficia del reddito.

Il vero problema è quindi legato alla mancanza di lavoro, al non funzionamento dei centri per l'impiego depotenziati per anni e oggi poco utili nella gestione dell'offerta occupazionale visto che molte aziende preferiscono rivolgersi altrove, ad agenzie interinali o predisporre autonomamente il reclutamento.

Eppure le imprese che assumano con contratto di lavoro a tempo indeterminato chi percepisce il reddito avrebbero diritto ad uno sgravio contributivo  che puo' arrivare a 780 euro al mese, da un minimo di 5 mesi a 18. Ma se le imprese non offrono lavoro vuol dire che il lavoro non c'è e il reddito di cittadinanza, o meglio la promessa di incentivi , non è sufficiente a favorire nuova occupazione.

Poi c'è tutta la fase dei controlli e delle verifiche, per esempio per impedire che i beneficiari del reddito non si presentino ai colloqui destinati a formare e indirizzare gli stessi verso una occupazione.

Forse è arrivato il momento di adottare altre politiche di sostegno al reddito e pensare che gli incentivi alle imprese non sono sufficiente leva per favorire l'occupazione soprattutto se le aziende non sono al passo con i tempi e nel corso degli ultimi 30 anni si sono delocalizzate produzioni e investimenti

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