La tassa sugli extra profitti: considerazioni utili e necessarie

 Il contributo straordinario contro il caro bollette è possibile? E questo contributo va imposto solo alle sole imprese che producono o commerciano prodotti energetici? E una misura del genere potrebbe essere funzionale alla svolta dell'economia green per favorire il ricorso alle energie rinnovabili? E quale sarebbe la base imponibile per determinare l'effettivo ammontare del contributo?

Domande alle quali proviamo a rispondere non prima di avere detto che gli eventuali introiti di questo contributo dovrebbero servire alle bonifiche dei siti inquinati e allo sviluppo di energie alternative oltre a contenere i costi a carico delle famiglie?

In seno al mondo produttivo esiste un dibattito acceso sulla natura e finalità di questo contributo tributario, se alcune Lobby economico politiche non nascondono la loro avversione al contributo straordinario, altri settori capitalisti spingono invece in tale direzione.

Il contributo è pari al 10 per cento degli “extra-profitti” delle imprese operanti nel settore energetico ma gli extraprofitti riguardano anche altri settori produttivi, ad esempio quelli interessati alla guerra e di questo non si parla.

Ci sono poi aspetti rilevanti da considerare, ad esempio chiedersi quali saranno gli effettivi spazi di manovra del legislatore anche in rapporto ai dettami della Costituzione .

Poi ci sono le considerazioni in merito a come determinare il contributo ossia il rapporto tra costi e ricavi in un determinato periodo di tempo, l'intera operazione non potrà essere gestita solo su base tributaria, l'occasione sarebbe invece propizia per una riflessione complessiva sugli effetti speculativi che spaziano alla finanza all'economia tradizionale.

E non ultima la finalità di questa tassa che non sarà mai funzionale ad una ripartizione equa e solidale delle ricchezze accumulate


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